Sesso e solitudine sono indissolubilmente legati.

All’inizio si percepisce il sesso. Tuttavia, man mano che si osservano le opere di Tracey Emin, emerge che in quella schiettezza e in quell’assenza di pudore non c’è solo eros. C’è desiderio, spesso intrecciato con il dolore. C’è piacere, ma anche violenza. C’è amore, ma l’amore è sofferenza, come dichiarano perentorie diverse opere. E c’è solitudine, tanta solitudine.

La grande mostra che Palazzo Strozzi dedica a Tracey Emin immerge lo spettatore nella crudezza del suo approccio, che incanta e allo stesso tempo ferisce, perché mette nella scomoda posizione di osservare la vulnerabilità. Si chiama Sex and Solitude, titolo che si rifà ai due temi a lei più cari: “Per me sono indissolubilmente intrecciati. Quando ero giovane il sesso era molto importante, era una forte spinta creativa. Oggi lo è di più la solitudine, fondamentale per me come artista. In questa mostra sono chiaramente uno accanto all’altro”, ha spiegato l’artista britannica, oggi una delle figure più importanti dell’arte contemporanea.

“Durante tutta la mia carriera si è sempre pensato che il mio lavoro riguardasse solo il sesso. Che le mie opere fossero scioccanti, oltraggiose. Solo oggi le persone hanno iniziato a vedere che non è così”. Attiva sin dagli anni Novanta, quegli anni Novanta che videro Londra tornare al centro della cultura mondiale, tra musica, moda e arte (è stata una grande amica nonché musa di Vivienne Westwood) è ancora oggi tremendamente prolifica, nonostante una diagnosi di cancro che l’ha investita cinque anni fa e un pesantissimo intervento chirurgico che ha previsto la rimozione di diversi organi interni.

Tracey Emin dipinge senza sosta. E disegna, scolpisce, crea installazioni. Ricama anche, ottenendo un risultato piuttosto disturbante, perché attraverso quella tecnica così innocua, così ‘nonnesca’, riesce a lanciare messaggi che arrivano come un pugno allo stomaco.

D’altronde, la mostra di un’artista che è diventata famosa per la capacità di esorcizzare le sue più dolorose esperienze personali attraverso l’arte, tra cui gli stupri subiti in adolescenza e un traumatico aborto, che è diventata celebre per la singolare abilità di mostrare la sua vulnerabilità, non si visita a cuor leggero. Eppure in questi anni Tracey Emin è cambiata. Non tanto nel suo approccio alla tecnica (“Il mio modo di disegnare non è mai cambiato”, afferma), ma nella volontà di non valicare più certi confini: “Oggi ho dei limiti, più di quanto si possa immaginare. Ne avevo molto pochi quando ero più giovane”.

Nata nei sobborghi londinesi nel 1963 da padre turco-cipriota e madre di origine romanichal (un gruppo rom presente nel Regno Unito), l’artista racconta: “Sono stata cresciuta con davvero poche regole, ero incredibilmente libera rispetto al sesso, alle idee, ai modi di vivere. Ho iniziato a darmi dei limiti crescendo”.

 

Fonte: La Repubblica

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  • Sono Sara, una fashion writer appassionata di moda, tendenze e sostenibilità. Amo raccontare l’evoluzione dello stile, scoprire nuovi brand e condividere consigli su outfit e accessori. Attraverso i miei articoli, voglio ispirare scelte di moda consapevoli e valorizzare l’espressione personale attraverso l’abbigliamento.

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