Che cosa è il corpo? Materia che somatizza ruoli e modelli tramandati oppure un contenitore di spirito, forza vitale e memoria da preservare? O ancora un fenomeno relazionale e politico da esplorare con un algoritmo? La pressione tecnologica, sociale e oggi anche la minaccia della guerra ridefiniscono il nostro pensiero sul corpo, lo trasformano.. MUTA di Sacha Turchi, foto Simone Panzeri. Sarà per questo che tre su sette giovani artisti che hanno appena finito una residenza multidisciplinare di tre mesi alla Casa degli Artisti di Milano, nell’ambito di AAA Atelier Aperti per Artista, hanno scelto la rappresentazione del corpo per le loro restituzioni, come vengono chiamate le opere che nascono durante questo periodo in cui ci si conosce, si lavora e si vive insieme per tre mesi. Al piano terra Sacha Turchi ha appeso delle imbracature cucite da lei stessa in collaborazione con un osteopata. Sono in tessuto di ortica, pianta che cura e che punge, e si focalizzano su dei centri energetici: le scapole, l’osso sacro, la gabbia toracica. Punti del corpo dove è facile somatizzare. «L’imbracatura è come un corsetto», spiega, «ci fa da sostegno e allo stesso tempo ci costringe come i ruoli che noi donne impersoniamo e che ci vengono tramandati di generazione in generazione. Se ne abbiamo consapevolezza però possiamo anche liberarcene». Il titolo Muta allude alle donne zittite ma anche alla possibilità di cambiare.. SPIRITUS di Mariangela Bombardieri. Nel progetto ARA Mariangela Bombardieri invece ha creato dei preziosi dispositivi/cuscino ricamati e decorati con delle maschere per l’ossigenoterapia attaccate. «Sono ispirati a dei cuscini ricamati dai soldati per le loro persone care in un progetto di riabilitazione di un ospedale londinese. Il ricamo li distoglieva dal trauma. Qui, muovendosi al ritmo del respiro proteggono quella lo SPIRITUS, l’essenza della vita che donata è un atto d’amore». Più in là c’è AURIS, piccole mine antiuomo su tappetini da preghiera diventano reliquiari. Non deflagrano ma se si accosta la testa, raccontano delle storie, preservano la memoria. Sacro e militare insieme.. AURIS di Mariangela Bombardieri, foto di Simone Panzeri. Al secondo piano in Where’s Daddy Andrea Amadei si è invece interrogato sulla rappresentazione dell’umano in epoca digitale. Il titolo «allude a un sistema di AI israeliano che traccia i sospetti terroristi quando rientrano la sera a casa dalle loro famiglie». Diventando quindi un target. Attraverso sistemi di generazione automatica basati su machine learning, strutture algoritmiche e pittura digitale Amadei ha studiato le traiettorie e il comportamento della folla come organismo collettivo, dopo una vittoria allo stadio o durante le manifestazioni. Nelle immagini, nei modelli e nelle mappe che risultano il corpo viene smaterializzato diventando pura informazione sottoposta a logiche di controllo.. Where’s Daddy di Andrea Amadei, foto di Simone Panzeri, Courtesy Casa degli Artisti di Milano.
Fonte: La Repubblica
