I Mavericks Rompono le Regole e Sfondano con ‘What A Crying Shame’

Le origini dei Mavericks

I Mavericks hanno sempre incarnato il loro nome. Una band country nata a Miami? Già qui si infrange la prima regola. Un cantante di origine cubana di prima generazione, con membri provenienti da Missouri, Ohio e Mississippi? Non proprio la norma per un genere che ha le sue radici a Nashville. La loro musica attingeva da influenze country di generazioni passate, come Hank Williams e Buck Owens, mescolando sapientemente elementi pop, latini e rock’n’roll, da Roy Orbison a Flaco Jiménez fino a Bruce Springsteen. Questa era una band con un manuale tutto suo.

Il debutto e l’ascesa

Il gruppo si è formato nel 1989 e ha iniziato a farsi notare con un album omonimo pubblicato dall’etichetta indipendente Y&T l’anno successivo. I primi concerti dei Mavericks mostravano una combinazione astuta di brani originali e cover, da “Blue Bayou” di Roy Orbison a “Little Sister” di Elvis. Presto Nashville si accorse di loro, e furono ingaggiati dal presidente della MCA Nashville, Tony Brown, durante un soundcheck, per un contratto di due album nel 1991. Il loro primo lavoro per la major, From Hell To Paradise, nel ’92, ricevette elogi, ma non ancora un successo commerciale.

Il successo di What a crying shame

Quando arrivarono al loro terzo album, What a crying shame, pubblicato il 1° febbraio 1994, i “Mavs” avevano bisogno di un successo, e puntualmente iniziarono a farsi notare a livello nazionale. L’LP, supervisionato dal produttore e cantautore affermato Don Cook, sottolineava la loro abilità nei sottogeneri roots come il Tex-Mex e il western swing, oltre alla forza del loro songwriting. Il cantante Raúl Malo co-scrisse sette delle 11 canzoni del disco, tre delle quali con il compositore country di origine greca Kostas. Una di queste, la title track, divenne lentamente il primo successo Top 40 della band nelle classifiche country statunitensi, seguita da “There Goes My Heart” e “I Should Have Been True”, quest’ultima scritta da Malo con Stan Lynch degli Heartbreakers. A completare il mix, vibranti cover di “All That Heaven Will Allow” di Springsteen e “O What A Thrill” di Jesse Winchester.

Il riconoscimento e l’impatto

“I Mavericks sono probabilmente il primo gruppo ‘fuori dagli schemi’ dai tempi di Dwight Yoakam a rompere la barriera della radio mainstream,” riportava Billboard. “Ciò che ha cambiato le sorti della band sono stati, curiosamente, i loro forti spettacoli dal vivo.” Durante un ampio tour negli Stati Uniti nel 1994, il gruppo riuscì a conquistare un pubblico sempre più vasto, dimostrando che la loro musica e la loro presenza scenica erano in grado di superare le convenzioni del genere country.

 

Fonte: Udiscover

Leggi articolo

Autore

  • Sono Michela, appassionata di musica in tutte le sue forme, con un amore particolare per i ritmi latini e il rap. La musica per me è espressione, energia e connessione, e attraverso i miei articoli e le news che riporto dal net, racconto artisti, tendenze e curiosità dal mondo musicale. Amo scoprire nuove sonorità e condividere emozioni attraverso le parole.

    Visualizza tutti gli articoli